UNA STORIA
Il 5 Gennaio del 1990, ventisette anni fa, ho fatto il gesto più romantico della mia vita: ho lasciato il Palazzo di Giustizia di Milano, dove all'epoca lavoravo, una sicurezza.
Avevo vinto un concorso, quella che si dice una bella posizione, uno stipendio sicuro e una serie di privilegi nel cuore del cuore della Milano da bere: ho mollato tutto perché volevo avere la mia scuola di ballo.
Era un pò come avere in mano la schedina con il 13 al Totocalcio, strapparla e buttarla nel cesso.
Non l'ho fatto per pazzia, ma per rispetto verso un'attitudine. In tribunale si stava tranquilli ma senza spazio per i sogni. Io non riuscivo più a essere così.
I miei avevano gia' fatto troppo per me e non potevano aiutarmi in alcun modo. Non conoscevo nessuno, tutto quello che avevo in mano era la mia carriera di atleta nella danza sportiva.
Ho acquistato un capannone da un fabbro, l'ho ristrutturato e si è pian piano trasformato in una scuola di danza. Con Miriam una mattina siamo andati da un commercialista e abbiamo aperto la Open Dance Studio S.N.C. Ci siamo imposti un orario di inizio e uno finale: dalle 9.30 alle 23.30, tutti i giorni puntuali a scuola, ci fossero clienti o no, sono ancora oggi i nostri orari.
Ho molto affetto per il ragazzo che sono stato e non dimenticherò mai quel giorno del gennaio '90 in cui vagavo per via Torino, stranito per una decisione più grossa di me ma libero, libero da tutto, e mi sentivo come l'esploratore di un mondo nuovo.
Vorrei essere ancora lui, ogni tanto lo cerco, guardandomi allo specchio.
E' andata bene, ma poteva andare malissimo: mi ero dato una scadenza: se entro due anni non avessi trovato un varco serio nel mondo imprenditoriale sarei tornato alle dipendenze e nell'autunno dell'92 l'Open Dance Studio ha cominciato a generare utili e a decollare.
Appena in tempo.
So che questa è una storia che non interessa nessuno ma è la mia storia e ve l'ho voluta raccontare.
Avevo vinto un concorso, quella che si dice una bella posizione, uno stipendio sicuro e una serie di privilegi nel cuore del cuore della Milano da bere: ho mollato tutto perché volevo avere la mia scuola di ballo.
Era un pò come avere in mano la schedina con il 13 al Totocalcio, strapparla e buttarla nel cesso.
Non l'ho fatto per pazzia, ma per rispetto verso un'attitudine. In tribunale si stava tranquilli ma senza spazio per i sogni. Io non riuscivo più a essere così.
I miei avevano gia' fatto troppo per me e non potevano aiutarmi in alcun modo. Non conoscevo nessuno, tutto quello che avevo in mano era la mia carriera di atleta nella danza sportiva.
Ho acquistato un capannone da un fabbro, l'ho ristrutturato e si è pian piano trasformato in una scuola di danza. Con Miriam una mattina siamo andati da un commercialista e abbiamo aperto la Open Dance Studio S.N.C. Ci siamo imposti un orario di inizio e uno finale: dalle 9.30 alle 23.30, tutti i giorni puntuali a scuola, ci fossero clienti o no, sono ancora oggi i nostri orari.
Ho molto affetto per il ragazzo che sono stato e non dimenticherò mai quel giorno del gennaio '90 in cui vagavo per via Torino, stranito per una decisione più grossa di me ma libero, libero da tutto, e mi sentivo come l'esploratore di un mondo nuovo.
Vorrei essere ancora lui, ogni tanto lo cerco, guardandomi allo specchio.
E' andata bene, ma poteva andare malissimo: mi ero dato una scadenza: se entro due anni non avessi trovato un varco serio nel mondo imprenditoriale sarei tornato alle dipendenze e nell'autunno dell'92 l'Open Dance Studio ha cominciato a generare utili e a decollare.
Appena in tempo.
So che questa è una storia che non interessa nessuno ma è la mia storia e ve l'ho voluta raccontare.



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